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Eccovi di seguito tre brevi interviste a italiani che hanno abitato a Lot e Garonna (Lot et Garonne in francese) dal 1922.

Lot e Garonna è un dipartimento francese della regione Aquitania (Aquitaine), nella Francia del sud ovest. Le principali città, oltre al capoluogo Agen, sono Marmande, Nérac e Villeneuve-sur-Lot

LAURE PASSERINI 

Quando siamo arrivati in Francia, eravamo tre famiglie, Galliani, Mazzoni e Bondi e tutti abbiamo iniziato a lavorare. Quasi tutti gli italiani, che conoscevo, avevano alcune terre in affitto. Ma la situazione di questi terreni non era delle migliori, anzi, era quasi catastrofica. Dappertutto c’era del terreno battuto e le abitazioni, all’interno dei terreni erano quasi distrutte. Ma gli italiani si rimboccarono le maniche, e riuscirono a rimettere tutto a posto, spesso vivendo dei prodotti che essi stessi coltivavano. I mariti, poi, col passare del tempo, hanno svolto altri lavori, mio padre, ad esempio, ha fatto l’operaio, fino alla pensione. 

DAMIRA TITONEL

I miei genitori sono arrivati a Lot e Garonne, nel febbraio del 1925, perché in Italia c’era l’ascesa del fascismo e mio zio, il fratello di mio padre, era stato catturato dai fascisti e preso a bastonate, quindi i miei genitori quando hanno visto questo hanno avuto paura che potesse succedere la stessa cosa a mio padre e hanno deciso di partire. All’epoca c’erano molti italiani che emigravano in questa zona. I miei genitori sono arrivati qui in treno. Qui conoscevano molte persone, c’erano cugini, amici; buona parte del paese dove i miei genitori vivevano era emigrata in questa zona. Io e mio fratello siamo andati a scuola e poi abbiamo insegnato il francese ai nostri genitori. Mi ricordo che mia mamma al posto di dire “Eux”, pronunciava “Ou”, e io la correggevo, insegnandole la giusta pronuncia, anche se per lei era difficile pronunciare il suono “eux”. Col passare del tempo le cose andarono meglio e lei imparò anche a leggere e leggeva spesso il giornale. 

Io non mi sono mai sentita italiana, mi sono sempre sentita francese, e io non ero mai stata in Italia, fino all’anno scorso. L’anno scorso ho deciso, nel ricordo di mia madre, di andare in Italia. Ho capito che almeno una volta nella vita sarei dovuta andare in Italia. Quindi sono partita con i miei fratelli e siamo andati nel paese dov’erano nati i miei genitori e qui ho sentito un’emozione tale, quasi indescrivibile. Mi sono detta i miei genitori sono nati qui, qui si sono amati. Ma io non avevo mai visto questo paese, che era così bello, e lì mi sono sentita un po’ italiana, cosa che prima di quel momento non avevo mai provato. 

NUNCIO TITONEL

Io e mia sorella siamo stati i primi due studenti italiani della scuola, mi ricordo la curiosità che avevamo per i nostri compagni o per le insegnanti. Mi ricordo che avevo due anni e mezzo quando sono entrato in quella scuola, e non sapevo parlare il francese. Io e mia sorella abbiamo avuto la possibilità di studiare, e questa è stata una cosa molto importante. Io e mia sorella sembravamo più due piccoli francesi che due piccoli immigrati. In Francia non abbiamo mai trovato gente ostile nei nostri confronti, anzi il contrario. C’è da dire però che spesso con i miei genitori venivamo invitati a comunioni o battesimi, e festeggiavamo tutti insieme, però a queste feste partecipavano solo italiani. E io mi ricordo anche i matrimoni, celebrati tra le due guerre, matrimoni sempre tra due italiani. Mai tra un italiano e un francese. Io ho assistito ad un solo matrimonio misto, nel periodo che va dal 1927 al 1940, che è stato celebrato in comune. 

I miei genitori leggevano entrambi dei giornali italiani, e nel 1931 si sono abbonati ad un quotidiano francese, ma i giornali preferiti di mio padre, erano ”L’avanti” e il “Corriere”.

Coloro che appartenevano alla generazione di mio padre avevano un pensiero fisso, da quando erano arrivati in Francia, quello di poter, un giorno, tornare in Italia; col passare del tempo hanno capito che il loro futuro era lì in Francia, il loro destino era francese. E i loro figli che sono nati in Francia, come me e i miei tre fratelli e sorelle, erano già francesi. E anche mio padre, alla fine, è diventato un francese.