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L’emigrazione italiana di donne e bambini è stata spesso un fenomeno successivo a quella degli uomini. Le donne difatti restavano in Italia e raggiungevano i loro mariti, o i loro padri, solo alcuni anni dopo che quest’ultimi erano partiti. Inizialmente fino al 1925 la percentuale di maschi italiani che emigravano era circa l'85%, negli ultimi decenni del fenomeno emigrazione di massa si ridusse fino al 65%, arrivando le donne al 35%. Ridotti sono i casi delle donne che emigravano autonomamente.

Moglie e figli emigratiLe mogli rimaste in Italia e la femminilizzazione

Di solito le mogli rimanevano in Italia, a gestire i soldi che il marito mandava loro, perché si credeva che quest’emigrazione fosse momentanea, che prima o poi il marito sarebbe tornato. Si ebbe così una vera e propria femminilizzazione di tanti paesi delle regioni italiane più colpite dal fenomeno migratorio. Ma i mariti tardavano a tornare, e dopo diversi anni, le mogli italiane decisero di seguirli all’estero, per stargli vicino, per preparargli qualcosa di buono da mangiare, e anche per lavorare. Molte mogli furono chiamate a partire dai loro mariti, una volta che questi si erano "sistemati", ovvero erano riusciti almeno a trovare un lavoro stabile e una casa. In Brasile, per le fazendas, le fattorie di grandi dimensioni, i proprietari sceglievano di impiegare nei campi interi e numerosi nuclei familiari, ma si rapportavano solo con il capofamiglia.

Donne emigrate e lavoro

Le donne emigrate non tardarono ad affacciarsi sul mercato del lavoro, nelle fabbriche del tessile in Francia, tenendo a pensione altri italiani in  America del Nord, facendo le sarte presso il proprio domicilio. Furono molti i modi, talvolta ingegnosi, attraverso i quali le donne pur restando madri e mogli, contribuirono all'economia familiare.

I bambini partivano con le madri, ma talvolta anche dopo le madri, venendo allora lasciati alle cure dei nonni, e studiavano in Italia, crescendo senza genitori. Questo distacco, però, diveniva sempre più doloroso e così anche i piccoli partivano, andavano in un paese straniero con i genitori. Qui ricominciavano o continuavano la scuola, qui, oggi, sono dei professionisti che vivono e lavorano, senza mai dimenticare da dove vengono.

Donne che emigravano da sole

Solo una piccola parte delle donne emigrava in modo autonomo, magari per raggiungere il padre, per fuggire da "maldicenze" locali, per lasciarsi alle spalle situazioni scomode o per fare le balie o le domestiche.

Il baliatico è stato tipico di Toscana, Lazio, Piemonte,Veneto e Friuli. In un mondo povero dove il "latte materno" era davvero una ricchezze, alcune donne lasciavano a altre donne della famiglia di appartenenza il loro figlio/figli e emigravano per accudire i figli dei ricchi all'estero con la prospettiva di un buon compenso, una permanenza in case belle e confortevoli, ottima alimentazione, un guardaroba fornito e qualche ornamento (erano i cosiddetti "gioielli da balia", collane, spille e orecchini, spesso di corallo rosso. 

Donne poco fortunate

Noti sono i casi di sfruttamento minorile ai danni di ragazze impiegate come animali da fatica in filande e opifici francesi. Noti sono anche i casi di prostituzione, organizzata direttamente da connazionali, che approfittavano della loro difficoltà e debolezza per indurle a prostituirsi. I casi più famosi sono citati come il traffico di “domestiche” con Londra e con il Cairo dove le case di appuntamento erano piene di italiane).