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La Giornata Mondiale del Rifugiato si celebra in tutto il mondo il 20 giugno. Questa giornata è nata nel 2000 come occasione per ricordare la condizione di milioni di persone, di tutti i continenti, costrette a fuggire dai loro Paesi e dalle loro case a causa delle persecuzioni, delle torture, della violazione di diritti umani e dei conflitti.

I rifugiati e gli immigrati sono persone in situazioni diverse. Gli immigrati emigrano dai loro paesi perché sono in cerca di un futuro migliore, perché vogliono migliorare la propria vita. I rifugiati, invece, fuggono dalla propria terra, perché nella propria nazione non avrebbero un futuro. I rifugiati sono persone disperate, persone che hanno convissuto con la persecuzione e con la morte, persone che in patria non avrebbero alcuna speranza di vita, non avrebbero alcun futuro.

Negli anni '50 entrò in funzione l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). A pochi mesi di distanza, nel luglio del 1951, fu poi promulgata la Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati. Nel 2011 la Giornata Mondiale del Rifugiato è stata dedicata proprio al sessantesimo anniversario della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo Status dei rifugiati, il primo accordo internazionale che impegna gli stati firmatari a concedere protezione a chi fugge dalle persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche. Questa convenzione è stata siglata il 28 luglio 1951 e stabilisce chi può essere considerato un rifugiato e le forme di protezione legale, altra assistenza e diritti sociali che il rifugiato dovrebbe ricevere dagli Stati aderenti al documento. L’articolo A2 di tale convenzione recita proprio così :

Il termine di "rifugiato" è applicabile:

“a chiunque, per causa di avvenimenti anteriori al 1° gennaio 1951 e nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi. ".

Sono circa 150 gli Stati che hanno aderito alla Convenzione o all’UNHCR.

L’UNHCR ha scelto come tema della giornata del 2011 la storia, infatti, il titolo dato alla giornata è stato "LA LORO STORIA E' LA NOSTRA STORIA. DA 60 ANNI AL FIANCO DEI RIFUGIATI".

Questa giornata ha avuto, fin dalla sua istituzione, l’obiettivo principale dell’integrazione tra i rifugiati e le persone che li circondano. Nell’ambito di questa giornata sono tante le attività che i centri di accoglienza organizzano. Ci possono essere momenti di integrazione, riflessione e preghiera, momenti ludici e anche culinari. Tutti questi momenti servono ad arricchirsi reciprocamente. Durante questa giornata è quasi un obbligo la riflessione. Si riflette su vari temi; c’è il momento della riflessione sulla guerra, sui soprusi, sulle violenze, sulle torture, si riflette soprattutto, sulla condizione dei rifugiati. Questo è uno dei pochi giorni in cui noi possiamo ascoltare, attraverso le parole di tanti rifugiati, la loro esperienza di vita, e loro possono ascoltare noi, il nostro pensiero, la nostra quotidianità. Questi sono momenti importanti per una comunità, piccola o grande che sia. Dal racconto di tanti rifugiati si può comprendere quale sia stata la loro vita, i motivi che li hanno portati ad abbandonarla. Spesso non sappiamo cosa c’è dietro a quei volti, cosa si nasconde dietro ad ogni migrante, quanta disperazione, quanto dolore ci possa essere nelle loro vite. La Giornata Mondiale del Rifugiato serve anche a questo, a conoscere e far conoscere queste tematiche, a far conoscere e diffondere l’idea di accoglienza, l’idea di integrazione.

Molte delle persone che richiedono asilo politico sono perseguitati per motivi religiosi. Vengono perseguitati nei loro Paesi perché professano una religione diversa rispetto a quella ufficiale dello stato. Fin da bambini ci hanno insegnato il rispetto per la religione, ma soprattutto la libertà religiosa. Cosa significa libertà religiosa? Significa che ognuno è libero di professare la propria religione, di credere nel proprio Dio, sia che questo si chiami Dio, Allah, o Iahvé. Un valore per noi così scontato, per centinaia di persone, così non è. “Abbiamo avuto una sola colpa” dice un ragazzo, oggi rifugiato in Italia, “quella di amare Dio”. Questa frase è stata pronunciata nell’ambito di una Giornata del Rifugiato, ma questa è una frase che fa accapponare la pelle, sentir dire ad un giovane che è dovuto scappare dal proprio Paese per amore di Dio è qualcosa di apparentemente incredibile. Purtroppo ci sono tante di queste storie, e la Giornata Mondiale del Rifugiato è uno dei momenti più opportuni per raccontarle, è un momento durante il quale i rifugiati che vivono nel nostro paese sono protagonisti. Sono protagonisti di un’intera giornata a loro dedicata, sono protagonisti nella fede, nella riflessione, nel gioco e nella cucina. Molti, infatti, sono i pranzi multietnici realizzati per questa Giornata, pranzi durante i quali i rifugiati hanno cucinato piatti tipici della loro tradizione, integrati a piatti tipici della nostra. Anche questo è un modo per confrontarsi, da sempre la tavola è stata sinonimo di unione e comunione, e anche in tale contesto può servire ad unire civiltà e culture separate da migliaia di chilometri e idee differenti. Queste sono solo alcune delle molteplici attività che il 20 giugno si sono svolte in tutto il mondo, perché il bello dell’accoglienza è anche quello di saperla applicare ed adattare al proprio territorio, per rivalutare tutte le culture.

La Giornata Mondiale del Rifugiato serve a questo, serve a comprendere, serve a chiarire, ma soprattutto serve ad arricchirsi, a conoscere nuove storie, nuove realtà e nuove culture, questa Giornata, è fondamentale per una crescita reciproca, fondata sul rispetto comune.