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"Quello che io ero tu sei, quello che io sono tu sarai...

Lo ripeteva Lino Banfi al nipotino, in "Un medico in famiglia" e mi colpì per la semplicità e l'efficacia della frase. La vedevo subito realizzata davanti ai miei occhi: un nonno che dice al nipote "anche io sono stato bambino sai e adesso sono vecchio, e gira gira la ruota, un giorno anche tu sarai un nonno e sarai vecchio come me..."

Ecco questa immagine sul rapporto tra nipote e nonno mi è tornata in mente scrivendo di italiani emigrati all'estero, nemmeno troppo tempo fa. In pochi decenni la nostra Italia è passata da essere un paese di migranti a divenire terra agognata delle migrazioni altrui. E' successo tutto velocemente e molti, già non ricordano, che quegli emigranti sporchi e impauriti, eravamo noi. Le difficoltà d'integrazione, la non conoscenza della lingua, il razzismo, la fatica, sono le stesse che oggi tanti uomini e donne sperimentano emigrando iin Italia. Ebbene i nostri migranti, i loro eredi, devono restare la nostra memoria storica: memoria di famiglia, memoria di paese. I loro racconti non vanno mai presi con superficialità, i nostri emigrati sono fonti di esperienza tangibile e dalla quale si può solamente imparare.  Negli occhi di chi in Italia non è potuto più ritornare possiamo leggere grandi sentimenti: nostalgia, voglia di vivere, tenerezza.